A Milano, nel Maggio di una anno fa, Maurizio Cattelan, guru dell’arte contemporanea, appese tre fantocci di bambini impiccati a una quercia secolare in piazza XXIV maggio. L’installazione provocò interminabili polemiche, poi un passante indignato salì sull’albero per staccare i manichini, si infortunò cadendo e finì all’ospedale. Il fatto di cronaca sollevò il problema: questa è arte o provocazione? Ecco un esempio emblematico di neosituazionismo post-urbano, di arte pubblica, con un site-specific creato come opera “in-situ” che interagisce con lo spazio in cui si colloca e con la gente. Per site-specific s’intende una qualsiasi installazione o azione artistica progettata per uno spazio preciso, sia in esterno (luoghi urbani) che interno (gallerie, musei e altri centri espositivi pubblici e privati). La definizione fu coniata da Robert Morris; le azioni artistiche, definite performance o happening, incominciarono ad essere inscenate fuori dai luoghi tradizionali negli anni Sessanta nell’ambito delle ricerche sperimentali di Fluxus, movimento internazionale fondato da George Maciunas (1930-1978). L’arte si sviluppò rapidamente negli anni delle rivoluzioni sociali, politiche e culturali, nell’ambito dellea sperimentazione di linguaggi innovativi, quando, con l’evento intes come forma artistica performativa, i puntò su azioni specifiche in luoghi pubblici, che evidenziassero la connessione tra arte e vita. Così l’importanza fu attribuita non all’oggetto artistico in sé, ma alla presenza e all’ azione dell’artista che interagisce, come si diceva, con il pubblico e con lo spazio. Nel contemporaneo gli esempi di urban-art non si contano piu’: “sculture” o installazioni anche luminose sparse per la città, come le azioni pubbliche, oggi culminano nella politica della teatralizzazione dei luoghi urbani, che trasformano la città stessa in un palcoscenico di eventi trasversali tra arte, design e architettura.
Filippo Minelli (1983) è un writer concettuale anomalo, neo-dada che ha trasformato il viaggio in un linguaggio visivo; è un urban-artist postcontemporaneo che scrive frasi ironiche con vernici colorate sulle architetture fatiscenti e sui muri delle aree dismesse. La sua azione di provocazione denuncia anche stati di abbandono sociale e la cultura dello spreco edilizio e del mancato rispetto della “res-pubblica”.

Jacqueline Ceresoli, Milano 2006