| Jacqueline Ceresoli
"Site-specific", Milano 2006 |
A Milano, nel Maggio di una anno
fa, Maurizio Cattelan, guru dell'arte contemporanea, appese tre
fantocci di bambini impiccati a una quercia secolare in piazza XXIV
maggio. L'installazione provocò interminabili polemiche,
poi un passante indignato salì sull'albero per staccare i
manichini, si infortunò cadendo e finì all'ospedale.
Il fatto di cronaca sollevò il problema: questa è
arte o provocazione? Ecco un esempio emblematico di neosituazionismo
post-urbano, di arte pubblica, con un site-specific creato come
opera “in-situ” che interagisce con lo spazio in cui
si colloca e con la gente. Per site-specific s'intende una qualsiasi
installazione o azione artistica progettata per uno spazio preciso,
sia in esterno (luoghi urbani) che interno (gallerie, musei e altri
centri espositivi pubblici e privati). La definizione fu coniata
da Robert Morris; le azioni artistiche, definite performance o happening,
incominciarono ad essere inscenate fuori dai luoghi tradizionali
negli anni Sessanta nell'ambito delle ricerche sperimentali di Fluxus,
movimento internazionale fondato da George Maciunas (1930-1978).
L'arte si sviluppò rapidamente negli anni delle rivoluzioni
sociali, politiche e culturali, nell'ambito dellea sperimentazione
di linguaggi innovativi, quando, con l'evento intes come forma artistica
performativa, i puntò su azioni specifiche in luoghi pubblici,
che evidenziassero la connessione tra arte e vita. Così l'importanza
fu attribuita non all'oggetto artistico in sé, ma alla presenza
e all' azione dell'artista che interagisce, come si diceva, con
il pubblico e con lo spazio. Nel contemporaneo gli esempi di urban-art
non si contano piu': “sculture” o installazioni anche
luminose sparse per la città, come le azioni pubbliche, oggi
culminano nella politica della teatralizzazione dei luoghi urbani,
che trasformano la città stessa in un palcoscenico di eventi
trasversali tra arte, design e architettura.
Filippo Minelli (1983) è un writer concettuale anomalo, neo-dada
che ha trasformato il viaggio in un linguaggio visivo; è
un urban-artist postcontemporaneo che scrive frasi ironiche con
vernici colorate sulle architetture fatiscenti e sui muri delle
aree dismesse. La sua azione di provocazione denuncia anche stati
di abbandono sociale e la cultura dello spreco edilizio e del mancato
rispetto della “res-pubblica”.
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