| TESTO CRITICO: Il Fordismo
era localizzato da qualche parte. Il Postfordismo è dappertutto.
Alvin Toffler, scrittore e futurologo americano, si è occupato
di rivoluzione digitale, di comunicazione, in particolar modo di
tecnologia e del suo impatto sulla società; ha definito l'importanza
delle abilità emotive oltre a quelle cognitive ed ha dichiarato
che l'analfabeta del XXI secolo non sarà colui che non saprà
leggere e scrivere, bensì colui che non sarà in grado
di imparare, disimparare e reimparare. Nella sua analisi del progresso
sociale definisce tre “ere” diverse che si sintetizzano
in quella agraria, quella della Rivoluzione Industriale, e quella
della società Post-industriale. La seconda era, figlia del
cogito cartesiano e della definizione moderna del soggetto, si è
sviluppata dal 1600 in poi fino alle sue estreme conseguenze che
hanno dato luogo alla produzione e al consumo di massa, all'urbanizzazione
e alla nascita dei grandi centri (attorno ai luoghi di produzione
stessi), alle armi di distruzione di massa, ai mass media, alla
standardizzazione, alla centralizzazione in seno al neonato stato
nazionale con la sua burocratizzazione di napoleonica memoria, all'intrattenimento
di massa per mezzo della macchina bellica che spara 24 fotogrammi
al minuto nel nostro immaginario. Chiediamoci perchè la città
americana dell'industria automobilistica viene utilizzata nel cinema
principalmente per scenari distopici futuristi dell'era Industriale,
come una specie di Gotham City simbolica, o per documentari di denuncia
alla Moore, mentre il resto della pellicola scorre per le vie di
NY, della California, della postmoderna Las Vegas. “Industrial
Lies” è il titolo di una traccia di musica elettronica
prodotta nel 1983 da Juan Atkins, personaggio proveniente da una
città emblematica quale appunto Detroit, città che
ha visto crescere e svilupparsi il modello Fordista dagli inizi.
Almeno dagli inizi del 1950, sostiene Toffler, la maggiorparte dei
Paesi si stanno muovendo dall' era cosiddetta “Industriale”
alla terza era: quella della società post-industriale, dell'era
dell'informazione, dell'elettronica, della conquista dello spazio;
a questo aggiungerei anche dell'era delle biotecnologie (codice
genetico come sequenza d'informazioni manipolabili). La deflagrazione
del modello Fordista è stata più forte proprio qui
dove era materialmente nato, ed ha portato con sé tutte le
sue promesse di benessere, riversando sulla società locale
le conseguenze della delocalizzazione nel modo più estremo
e tragico che il mondo abbia potuto conoscere. Fu leggendo Toffler
che Juan Atkins battezzò “Techno” il genere musicale
che contribuì a creare, fondando nel 1985 l'etichetta “Metroplex”
proprio a Detroit. Il resto è la storia che conosciamo, quella
di un genere musicale derivante dalla distillazione meccanica di
influenza germanica del soul e del funk, generi originatisi anch'essi
nella stessa città nei decenni addietro. E' interessante
notare che attorno alla musica techno si è creata una subcultura
internazionale e modulare, un network creativo spontaneo costituitosi
prima dell'era di Internet con il quale tutta la musica mondiale
ha dovuto fare i conti. Ora, nell'era Post-Industriale, viviamo
nuove promesse e nuove contraddizioni, nuove bugie -per riprendere
il tema del titolo- differenziate a livello di specificità
locale. La percezione del capitalismo in USA, nella vecchia EU,
in quella allargata, in Russia o in Cina dipende infatti da fattori
culturali così diversi che assume forme e crea contesti tutt'altro
che omologhi e riconducibili ad un banale modello unico. La stessa
idea di “Villaggio globale” appare ormai come il prodotto
di una visione del mondo viziata dal paradigma dominante nell'era
precedente, che era quella del superuomo di massa e anche della
Pop Art. La dissoluzione del soggetto moderno portata da questi
cambiamenti ha avuto come esito l'apparizione di alcune discrepanze
tra lo stato di fatto e quello di diritto inerenti lo statuto di
alcune tipologie di soggetto come ad esempio quella di proprietario,
di lavoratore, di cittadino. L'uomo politico si avvicina ora sempre
più all'uomo comune, il produttore al cliente, il pubblico
al privato e viceversa, il prodotto passa da standardizzato a customizzato,
l'informazione sostituisce i beni materiali e il proletariato si
trasforma in cognitariato con la comparsa del lavoratore dell'immateriale
che maneggia informazioni e usa la tastiera come attrezzo. L' apparato
giuridico va alla deriva della realtà, inadeguato al nuovo
stato del soggetto della cosiddetta “terza era”, produce
spesso usurpazioni o monopolizzazioni di proprietà intellettuali,
identità in esilio che non sono riconosciute o non si riconoscono
nei nuovi confini tracciati dalla politica economica, condizioni
lavorative precarie, statuti di privacy ambigui, incertezza sui
diritti umani che vengono amministrati come un businness da Organizzazioni
Non Governative tutt'altro che No Profit. Soggettività artistiche
alla periferia dell'Impero si confrontano con queste nuove promesse
e contraddizioni, e sebbene non siano coordinate in un movimento,
ne individuo quantomeno un atteggiamento reattivo di natura simile,
che fa spesso riflettere sui meccanismi della realtà mediatica,
economica e dunque politica. La democrazia è ormai un volano
che gira a vuoto scollato dalla sua antica definizione, un bene
esportabile in cambio di contratti. Il panico accelera l'economia
e la notiziola di fondo domina la cronaca, mentre la visione complessiva
si perde all'interno di neonati luoghi comuni. L'interesse di questa
mostra è quello di focalizzare il lavoro di artisti sensibili
ai cambiamenti dei modelli economici e di gestione dell'informazione
con annesse le relative conseguenze; artisti che come rappresentanti
di una moltitudine di barbarie locali si affacciano sulla presunta
uniforme superficie dell'Impero scoprendo i limiti di una civitas
sempre più discutibile che vorrebbe ancora dettare la versione
ufficiale della storia, e si raffrontano con essa anche frontalmente,
coraggiosamente, portando spesso alla luce un antico e umano “common
sense” a fronte di un piattume mediatico da “reality
show”. Foucault ha detto chiaramente che il potere produce
più di ciò che reprime, e il più importante
prodotto sono le soggettività. I nostri corpi incrociano
relazioni di potere e il nostro divenire si orienta a seconda di
come ci opponiamo a questo potere oppure ne seguiamo il flusso.
Per dirla con Claire Fontaine, non vogliamo riferirci qui alla riproducibilità
tecnica dell'opera d'arte , bensì alla riproducibilità
degli artisti nell'epoca delle singolarità qualunqui. Saranno
qui esposte dunque azioni dimostrative o narrative di artisti derivate
da una loro visione critica del presente, comunicate tramite il
medium del documento video, cartaceo, immagini fotografiche e grafiche.
Giovanni De Donà New York, 30 marzo 2008 |