STRATIFICAZIONE GEO-GRAFICA O (DEL)LO SPAZIO INTIMO
Riflessione sulle opere di Filippo Minelli

di Silvia Scaravaggi

Seguendo le tracce di un luogo, racchiuso in un frammento di polaroid, si può compiere un viaggio. Filippo Minelli (Brescia, 1983) ha viaggiato molto e, poi, ha processato a ritroso spazio e tempo in una dimensione interiore, in dialogo con le realtà che ha conosciuto e con l’esperienza vissuta.

Cloud 37/A-Brescia2 (2011) è un buon esempio: il luogo è Brescia; il senso dello spazio sta tutto dentro il frammento di una fotografia istantanea, collocata in alto a destra nel quadro; il grigio neutro è il tono dominante, l’orizzonte temporale dell’opera che crea la base da cui partire per una nuova riflessione, una nube all’interno della quale si può riprendere a vedere e pensare.
In tutte le opere che Filippo Minelli ha selezionato per Discussion il colore è in assoluto predominio; la tonalità del quadro è ciò che riempie lo sguardo e soddisfa inizialmente il processo della visione.
Le opere – olio e collage su tavola o tela, e smalto, ossidazioni, altro – sono macchie di colore, nubi a tinte forti, nelle quali è presente molto più di quanto ad un primo sguardo possa essere notato.
Primo passaggio concettuale: Minelli riempie lo spazio di un colore per volta, ne sceglie uno dominante e lascia che sia questo il tono della riflessione. Il quadro è un ambiente, meglio, un luogo nel quale, e attraverso il quale, l’artista ha viaggiato e può ri-viaggiare trovando la propria esperienza.
Egli guarda all’interno di una realtà che ha conosciuto e che ritorna, trovando una dimensione alternativa nella quale il colore è ambientazione (dell’interiore), suggestione (del reale), orizzonte (del tempo).

Cloud 36/A-Bamako (2011): un’altra nube, carica di materiale che porta ad un territorio sovraffollato di incisioni, scritture, segnature, vortici di colore sovrapposto e di colore sottratto.

È il luogo del gesto e della parola intima, indefinita e frastagliata, cerchiata e sottolineata, inclusa in insiemi e inseguita da tracce, macchie, colature.
Secondo passaggio concettuale: le parole non si leggono, hanno una forma, si intuiscono. Le parole e, in senso lato, la scrittura sono le linee incerte, spezzate, che compongono una mappa di pensieri sul reale, una cartografia personale della realtà.
Le parole dei quadri di Filippo Minelli sono parole nuove, molto diverse da quelle che si incontrano nella sua produzione più nota. In quest’ultima infatti le lettere sono ben chiare, visibili, i vocaboli leggibili e da essi non si può sfuggire1.
Nelle opere di Discussion, invece, le parole sono segni, tracciati che portano a pensieri, graffi che si raccolgono in superfici convergenti in cui si ri-unisce, nel silenzio, quello che sta fuori.
La forma dei pensieri è contenuta, qui, nella dimensione di una carta geografica che evolve continuamente; i luoghi, i nomi, gli spazi che esistono e che l’artista ha cercato, incontrato, conosciuto in un costante spostamento nel mondo, vengono ricomposti in uno spazio personale.
Lo spazio che un piano cartografico dispiega davanti a noi – silenzio e quiete del territorio astratto – sprona l’immaginazione. Solo su una superficie statica e senza tempo la mente può vagare a piacimento2.
Filippo Minelli riconduce gesti e segni in un quadrato o rettangolo, in una data dimensione che solo convenzionalmente si identifica con lo spazio del quadro; quello che sta all’interno dell’opera è ben altro e va oltre i confini della (assente) cornice: pensieri sovrapposti, inseriti, sepolti, confusi da altri strati, mappano l’esistente, lo post-producono artigianalmente usando materia da manipolare.

Map 1/a (2011) è una mappa, davanti ad essa si arriva per orientarsi. Qui si esce dal campo della nube, e si incontra anche l’oro per la prima volta. L’intimità lascia spazio ad un intera superficie di continenti sovrapposti, incollati, imbrattati: manifesto di indicazioni geo-grafiche, neppure poco allusive, map 1/a chiama decisamente a sé la realtà, rivendicandone l’attenzione, il discorso sulla sua natura e sui processi di cui è fatta.
A ben intendere, Minelli parla sempre di quello che accade, anche nella produzione che egli reclama come più intima e interiore: nei quadri è ciò che esiste al di là di essi a dare una misura dello sguardo dell’artista. Quello che si situa oltre queste opere lo si trova solo nelle strade, tra le persone, nelle luci di ambienti affollati e negli odori di luoghi abbandonati, nel movimento del vivere.

1 Cfr. “Non sono giochi di parole. Conversazione con Filippo Minelli”, intervista a cura di Silvia Scaravaggi, Digimag 70 – dicembre 2011 -gennaio 2012 www.digicult.it/digimag
2 Luiselli Valeria, “Manche de agua” (“Macchia d’acqua”, trad. it. Sara Bani), L’internazionale n. 930, 30 dicembre 2011.

Silvia Scaravaggi, Crema 2012
DISCUSSION Contrasti fra messaggi, segni e materia Mostra personale di Filippo Minelli 19 gennaio – 1 febbraio 2012 Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore, Bologna