THE POETRY OF CONFUSION AND UNCERTAINTY

Stefano Verri, Ancona 2009

Contemporary society often forces us to balancing acts which become necessary to simply survive. A sense of torn frailty which haunts new generations lacking in social-solidity find oneselves immerse in what the british philosopher and sociologist Zygmunt Bauman started to define, at the beginning of this century as “liquid lives”. A globalized condition in which mankind lives an enduring uncertainty dominated by an overflow of images, sounds and words. This is th world that Filippo Minelli mediate through his artistic sensibility and pours into his artworks, for example the “future” word lighted on fire, where the doubt about what’s going to happen becomes extremely tangible.
He was born as a graffiti writer, and since his first graffiti he uses the word as only element of expression. A word which ties itself inescapably to the context to create a conceptual mechanism which generates new and unexpected meanings. A mechanism which transfer itself from cities’ walls to a more glossy artistic context. Painting, the papers, writings far from being a dream shelter become the punctual testimony of what we are surrounded by.
Minelli shrinks from figurative, he doesn’t care about the representation of an object or a situation, the base is the word, the basical element of language and verbal comunication that gives us the interpretation of this artist’s work: a word becomes poetry, a spur, sometimes overwhelming, which tells us the confusion of contemporary society becoming a work of art.

His work, sharp and sometimes ironic, establish itself on the viewers’ complicity, on the direct interaction between who create and who watch, between who pourpose and who is obliged to interpret to understand. A game which becomes intense in his artworks on paper where words approach to graphic elements, sometimes without a precise meaning, placing themselves in front of the viewer more as a poetic invitation to think than as a definite message. Burnings, spray-paint, carvings and scratches in the paper over-stimulate us without giving any datum point and allow Minelli to re-create in the artistic action the continuous flux of informations that we are forced to gulp down everyday.
In his paintings, the letters are draw close to eachother whimsically, almost forced in the delimited space of the canvass, become messages soaked with meanings pushing themselves more far than the simple significance of the word that they compose. Every mark is charged with meanings and social implications. Every letter is a pattern which dips into contemporary culture, being a painted theme of clear optical-taste, a wall carrying the first experiences of the artist, the spotted-fur of an animal, a floral wallpaper or a newspaper. On one side a painting technique that pourposes old-taste witnesses, on the other side the collage which seems to declare the stratification of an experience on the artwork.

LA POESIA DELLA CONFUSIONE E DELL’INCERTEZZA

Stefano Verri, Ancona 2009

La società contemporanea ci costringe spesso ad equilibrismi funambolici che diventano necessari alla semplice sopravvivenza. Un senso di precarietà lacerante attanaglia le nuove generazioni che prive di una solidità sociale si ritrovano immerse in quella che il filosofo e sociologo britannico Zygmunt Bauman, agli albori di questo secolo, comincia a definire “vita liquida”. Una condizione globalizzata in cui l’uomo contemporaneo vive una perenne incertezza sovrastato da un overflow di immagini, suoni e parole. Questo è il mondo che Filippo Minelli media attraverso la sua sensibilità artistica e riversa nelle sue opere, come nella scritta FUTURE che prende fuoco, dove il dubbio su ciò che sembra aspettarci diventa oltremodo tangibile.
Egli nasce come writer, e già dai primi graffiti usa la parola come unico elemento espressivo. Una parola che si lega in modo imprescindibile al contesto per creare un meccanismo concettuale che genera significati nuovi ed inaspettati. Un meccanismo che dai muri delle città si trasferisce ad un più patinato contesto artistico. Il quadro, le carte, le scritte lungi dall’essere un rifugio onirico diventano la testimonianza puntuale di ciò che ci circonda.
Minelli rifugge la figurazione, la rappresentazione di un oggetto o di una situazione non gli interessano, la base è la parola, l’elemento minimo del linguaggio e della comunicazione verbale che ci dà la chiave del lavoro dell’artista bresciano: una parola diventa poesia, uno stimolo, a volte travolgente, che racconta la confusione della società contemporanea mentre diventa opera d’arte.
Il suo lavoro, acuto ed a volte ironico, si fonda sulla complicità del pubblico, sull’interazione diretta tra chi crea e chi osserva, tra chi propone e chi è obbligato ad interpretare per capire. Un gioco che si fa intenso nelle opere su carta dove parole ed elementi grafici si accostano, a volte senza un senso preciso, ponendosi allo spettatore più come un invito poetico alla riflessione che come un messaggio definito. Bruciature, vernice spray, incisioni e graffi nella carta ci sovrastimolano senza darci punti di riferimento e permettono a Minelli di ricreare nell’azione artistica il flusso continuo di informazioni che ogni giorno siamo obbligati ad ingurgitare.
Nei suoi quadri, le lettere accostate capricciosamente, quasi costrette nello spazio delimitato di una tela, diventano messaggi intrisi di significati che si spingono ben oltre il senso stretto della parola che vanno a comporre. Ogni segno è carico a sua volta di significati e rimandi sociali. Ogni lettera è un pattern che affonda a piene mani nella cultura contemporanea, sia essa un motivo dipinto di chiaro gusto optical, o un muro che riporta alle prime esperienze dell’artista, il manto maculato di un animale, una carta da parati fiorata o un foglio di giornale. Una pittura che ci ripropone i testimoni grafici di un gusto d’epoca da una parte, e dall’altra il collage, che sembra quasi dichiarare la stratificazione sull’opera di un vissuto, di un ricordo.

‘Random Words’ solo show, Palazzo Todeschini Desenzano del Garda / Italy, 2010.