IL VIAGGIO PER LA CONOSCENZA (DI SE’)

Stefano Verri – 2010

Sin dall’antichità il tema del viaggio acquista un ruolo fondamentale nella letteratura e nelle arti. Dallo straordinario viaggio di Ulisse scritto da Omero a quello, forse vero e forse autobiografico, di Marco Polo in Cina, dalla Commedia Dantesca alla comparsa delle prime guide illustrate delle città, dai grandi libri di viaggio tra Sette e Ottocento che descrivevano le bellezze paesaggistiche ed artistiche, ai grandi romanzi di viaggiatori sospesi tra natura ed introspezione che aprono il Novecento. Le stesse arti figurative si rivolgono a questo tema descrivendo guerre, viaggi nell’aldilà che diventano fisici e tangibili (magistrale quello di Canova), fino a rappresentare dimensioni puramente mentali e metafisiche in cui gli elementi diventano testimoni di una vita interiore. E non a caso, proprio con un atto grafico l’uomo comincia a tracciare i contorni dei luoghi per dare avvio a quel lungo processo di presa di coscienza sul mondo che prelude alle prime carte geografiche. Eroico, simbolico, spesso fittizio, a volte pretestuoso altre reale e descrittivo, altre ancora didascalico, il viaggio è sempre stato mosso da quella caratteristica umana che ci rende così unici, la sete di conoscenza, di sé stessi e di ciò che ci circonda. In questo contesto va inserito Vipassana, il progetto pensato da Filippo Minelli per la galleria White Project di Pescara. Ora il tema del viaggio, fisico e mentale, lega gli ultimi anni del suo lavoro mentre lo spostamento da un capo all’altro del pianeta corrisponde ad un intimo percorso di auto-indagine e ad una profonda presa di coscienza sulla società. Ogni opera diventa pietra miliare di un percorso, segna un punto, un pensiero, una meta raggiunta. Una serie di Polaroid, scatti che si consumano velocemente quanto una biro che scorre le pagine di un taccuino, diventano gli appunti, il ricordo, la documentazione di luoghi visitati di persone conosciute, frequentate, o solo viste per qualche istante. Un modo per riportare a casa le suggestioni dei posti, ed aiutare la memoria in quel processo di ri-creazione mentale che va sotto il nome di ricordo. Una sorta di mappa per immagini delle cose che, anche solo per un istante, lo hanno colpito per la loro labile unicità, flash estetici che poi si trasformano in opere d’arte o location ideali per azioni di raro impatto sociale. Così le bandiere (Flags), che vessillo di una nazione e di una nazionalità, sacro e simbolico emblema di una identità, sì collettiva ma allo stesso tempo geograficamente e socialmente definita, si trasformano in messaggio globale, in simbolo massificato che annienta il valore stesso del confine e dell’identità: un significato che, in un attimo, collassa su sé stesso. Suggestioni e ricordi diventano, quindi, un elemento fondamentale nella lettura della poetica di Filippo Minelli, ed i collage diventano straordinari testimoni di un lavoro che nasce attraverso la stratificazione. Qui gli elementi si sovrappongono inseguendosi l’un l’altro, dando vita ad un apparente non-sense che in realtà nasconde valori e significati profondi che si palesano ad un osservatore attento. Un gioco dell’inespresso e di rimandi in cui gli oggetti, perlopiù di carta raccolti nel corso dei viaggi, si accostano a scritte, disegni e giochi verbali, fin quasi a formare delle vere e proprie mappe mentali. Appunti, ricordi, fotografie, diventano nella loro particolarità messaggeri di valori universali. Come i passaporti diventano la testimonianza di un passaggio da un confine all’altro da un paese all’altro, da una identità collettiva all’altra, testimoniato dalla singolarità degli oggetti raccolti, così il complesso delle azioni e dei significati ci introducono, come il titolo stesso della mostra, ad una dimensione più profonda. Vipassana è, infatti, un’antica forma di meditazione di origine indiana in cui l’isolamento dal mondo comporta un percorso di conoscenza e di crescita spirituale. Allo stesso modo i viaggi, compiuti dall’artista perlopiù in solitaria, rappresentano non soltanto la volontà di conoscere altri luoghi ma anche di conoscere più profondamente se stesso e la propria condizione di essere umano. Guardando questi lavori, e osservandone i rimandi concettuali non si può che pensare a uno dei capolavori della letteratura a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, il Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, in questo romanzo, come nel lavoro di Minelli, la critica sociale che appare quasi a colpo d’occhio, lascia ben presto spazio ad una ben più profonda testimonianza di quanto una sorta di oscurità fondamentale pervada l’uomo contemporaneo, di quanto ancora oggi, in nome di una civilizzazione in cui la colonizzazione ha lasciato il posto alla globalizzazione, riecheggi il conradiano Orrore! Orrore!

Vipassana solo show at WhiteProject Gallery, Pescara / Italy, 2010.